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Libera...mente

la nuova fonte dell'informazione libera
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TREDICESIMA TRIBU'!

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Ciao a tutti! Siamo Cristina, Federica, Selene, Marco e Emanuele, alcuni componenti del clan del gruppo scout Pescara 9. Questoblog esprime la nostra enorme voglia di comunicare: abbiamo fatto un lavoro sulla libertà di informazione. Oggi purtroppo è molto difficile capire dov'è la verità tra le mille informazioni che i mass media ci propongono...il nostro intento è quello di parlarne insieme, di discutere con tanti ragazzi che come noi vogliono un mondo più semplice. Scriveteci in molti aspettiamo ansiosi tanti amici!!
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June 29

BENVENUTI!!

"Gioca, non stare a guardare"  Baden Powell

Ciao amico! Siamo lieti di darti il benvenuto in questa comunità virtuale. Come primo passo non puoi esimerti dal rivelarci il tuo nome e, se sei scout, il tuo gruppo di appartenenza. Dunque commentate questo primo articolo per conoscerci meglio!

I nostri articoli sono solo un primo esperimento, ma è giusto che ogni scout (e non!!!) senta la responsabilità di conoscere la verità e sia pronto ad ascoltare le idee degli altri, in confronti proficui che portino a prendere delle decisioni concrete.

Per questo nasce Libera...mente, il blog che unirà tutti i clan di Pescara (e chiunque voglia partecipare) in una sola grande comunità virtuale, in cui potremo conoscerci ed elaborare pensieri che siano davvero nostri. Vi aspettiamo!

Cristina, Federica, Selene, Emanuele, Adriana e Marco!

 

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June 28

MARLIN & INTERNET: SARA' VERO? by Emanuele

Vi proponiamo un indovinello. Cosa c’è in comune tra Marilyn Monroe ed Internet? Difficile? Vi proponiamo anche la risposta: tutti e due sono nati in America e sono due icone della società capitalistica americana, ma allo stesso tempo hanno una forte anima comunista. Le rilevazioni su Marylin sono state ricavate da una serie di intercettazioni saltate  fuori dagli archivi della CIA, … chissà per quale scherzo del destino!...

Internet, invece, rende manifesta la sua vena comunista (intendiamoci, ci stiamo riferendo alla filosofia e non di certo alla politica). Basta pensare infatti a quante persone senza distinzione di razza, estrazione sociale, luogo di appartenenza possono entrare in rete e scambiare liberamente qualunque genere di informazione dalla lista della spesa alle istruzioni per costruire una bomba!Tutto questo a costi esigui (qualche euro ad ora). Così facendo internet si oppone, almeno in parte a quel processo di controllo e monitoraggio da parte dei vari governi, tanto demonizzato da films e TV. Tutt’oggi infatti internet è l’unica fonte libera di informazione. I siti a cui fare riferimento sono molteplici, primo fra tutti sicuramente quello dell’ANSA (Agenzia Nazionale Stampa Associata).

Ma non vogliamo fare un elenco tanto lungo quanto inutile e noioso, infatti per chiunque voglia avere maggiori informazioni basta collegarsi con qualunque motore di ricerca.

Ma non ci siamo preposti di pubblicizzare con questo articolo un determinato sito ma di portare a conoscenza i molteplici aspetti positivi di internet, auspicandone un maggiore utilizzo da parte degli utenti.

                                                                                                          Emanuele Colacito

 

 

 

LA VIA DELLA VERITA' piccoli consigli per non rimanere vittime dell'informazione! by Cristina

“Ho imparato che il mondo possiede un’Anima, e chi riesce a comprendere quest’Anima riuscirà a comprendere il linguaggio delle cose. Ho appreso che tanti alchimisti hanno vissuto la propria Leggenda Personale e hanno finito per scoprire l’Anima del Mondo…” da L’Alchimista di Paulo Coelho.

 

Come tanti alchimisti tutti noi uomini abbiamo un grande desiderio che guida la nostra vita: scoprire, capire tutto ciò che ci circonda, cercando di avvicinarci il più possibile alla verità, poiché sapere è potere… ed è proprio per questo che la curiosità è una delle peculiarità del genere umano!

Ma non è così facile raccapezzarsi nel relativismo che domina la nostra società: tante idee, tante opinioni, tanti modi di vedere le cose… tante verità! Ma allora, si salvi chi può! Come facciamo a tenere a bada il nostro istinto curioso? Come facciamo a scegliere la via giusta nella nostra vita se non sappiamo quale è?

Proprio queste domande hanno animato noi baldi giovani, curiosissimi rover e scolte con un’enorme voglia di imparare a scegliere bene!

Venerdì 19 Maggio 2006 abbiamo fatto dunque tappa in edicola… 4 giornali: L’Avvenire (noto giornale Cattolico), Il giornale (quotidiano ispirato politicamente alle idee di destra), L’Unità (di sinistra) ed infine Il Corriere della Sera (scelto come quotidiano di maggiore oggettività). Questi sono stati il nostro campione per un esperimento molto particolare che consigliamo a tutti poiché riuscito con grande soddisfazione! Riuniti una sera attorno a questi giornali abbiamo confrontato un articolo comune a tutti questi: il passaggio di consegne della carica di Ministro degli Esteri da Gianfranco Fini a Massimo D’Alema. I risultati? Ogni giornale, nonostante la notizia non fosse di estrema rilevanza, ha dato spazio a particolari differenti, montando la notizia in maniera diversa, in modo tale da darne una visione propria, naturalmente! Vi possiamo assicurare però che discutendone insieme siamo riusciti a capire davvero come è andato l’incontro tra i due leader: mentre un Corriere della Sera ha dato largo spazio alla notizia, sottolineando l’intervento del quotidiano Yedioth Ahronot che ha parlato per quell’occasione di “fine della luna di miele tra Israele e Italia”, sull’Unità possiamo leggere la descrizione di un incontro sereno e si sottolinea la precisazione da parte del governo israeliano della non condivisione delle idee del noto quotidiano. Dall’altra parte sul Giornale leggiamo di un “Allarme a Tel Aviv” dove si grida contro un “D’Alema filopalestinese”, mentre sull’Avvenire il clima è di vero relax: la notizia ha poco spazio e si sottolinea che da Israele arrivano segnali distensivi.

Come vedete la nostra libertà di conoscenza non è limitata dal pluralismo di opinione, poiché ognuno di noi è libero di sapere chi scrive un articolo, perciò conoscendone le idee può farsi un opinione personale su ogni vicenda: basta sentire più campane, basta guardarsi attorno con un’ottica il più ampia possibile: sarà questa la nostra Pietra Filosofale? Sarà questa la via per arrivare all’Anima del Mondo? Noi pensiamo di sì: provare per credere!

Cristina Olivieri

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE La forza della stampa by Federica

Vi presentiamo in questo articolo un film che rappresenta come la stampa a volte possa avere potere sulla vita delle persone: Tutti gli Uomini del Presidente.
 

Stati Uniti, 1972: ci si appresta ad eleggere il nuovo  presidente. Ma un strano furto al Watergate, quartier generale dei democratici, in piena campagna elettorale, getta ombre di dubbio per l’elezioni.

Vengono arrestate cinque persone,  uno dei quali confessò di lavorare per la CIA. L’inchiesta è immediata ma non porta a risultati soddisfacenti. Fu solo la tenacia di due reporter del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernein, a fare luce sul caso, con una lunga e attenta inchiesta giornalistica, che portò infine alle dimissioni del presidente Richard Nixon dopo due anni dalle rielezioni, accusato di averle sabotate.

“Tutti gli uomini del presidente” è una documentazione storica di quello che venne identificato come lo scandalo Watergate. Il regista Alan J. Papula non fa sconti, niente è inventato, viene riproposto il caso nei minimi particolari. È la storia dell’incredibile inchiesta portata avanti dai due giornalisti, interpretati da Robert Redford e Dustin Hoffman. Già dall’inizio del film ci si perde nel labirinto di nomi di politici e collaboratori coinvolti nello scandalo, mostrandoci la capacità dei due di portare avanti il loro lavoro con caparbietà, anche nei momenti di difficoltà in cui non si vede uno spiraglio, ma soprattutto la voglia di verità, di mettere in piazza i loro panni sporchi, lavarli in pubblico. Proiettori puntati sul potere della stampa, sulla capacità di ribaltare e risolvere situazioni non chiare.

Un film lineare, talvolta lento nelle scene, ma che riesce comunque nel suo intento: di mostrare un mondo sotterraneo e pericoloso, di raccontare ed incidere con il grande schermo fatti di storia internazionale.

                                                                                                                           Federica Mazzotta

 

 

INFORMAZIONE PILOTATA: ESISTE DAVVERO? Giornali, televisioni: quanto è vero quello che ci dicono? by Selene

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”.Il Vangelo dei giornalisti ha inizio da qui, dall’articolo 21 della Costituzione italiana: il seguito lo scrivono loro stessi ogni giorno, realizzando articoli e facendo opinione ognuno sul proprio giornale o sulla propria TV.

“La libertà di pensiero è un diritto vitale per noi giornalisti, - afferma Paolo Mastri, caporedattore del Messaggero di Pescara – “è la linea che segna il confine tra totalitarismo e democrazia; chiunque lo calpesti, è come se violasse un patto di sangue.” Le estreme conseguenze di questo reato di certo non risparmiano l’esistenza dell’informazione pilotata, ma si devono distinguere i singoli giornalisti “responsabili” dall’intero sistema “giornalismo”.

“Nulla vieta che i giornali e le televisioni siano ideologicamente schierati, ma il limite della loro parzialità è la verità sostanziale dei fatti; poi si possono anche omettere delle informazioni, ma questo è un reato meno grave -continua Mastri- l’apice della colpa sta nell’autocensura, quando cioè io sono in possesso di una notizia che potrebbe scagionare una persona innocente e non la pubblico perché magari quella persona è di uno schieramento politico opposto al mio; questo è inaccettabile.” Mastri spiega anche che l’ordine professionale è il giudice della deontologia  professionale dei giornalisti, ed è a questo organo che spetta la supervisione e il controllo: ogni reato commesso con il mezzo della stampa è un reato aggravato, perché può avere conseguenze su larghissima scala e a distanza di breve tempo.

“Ovviamente –ribadisce Mastri- il giornalista ha sempre un impegno aperto nei confronti della società: la garanzia finale per il lettore è che l’informazione sia libera nel suo genere; e ognuno poi si sceglie il giornale più affine al proprio modo di pensare.”

L’informazione dipende in buona parte dalle fonti, che hanno spesso degli interessi e non hanno certo il ruolo dei giornalisti: ogni singolo professionista deve poi informarsi e approfondire per avvicinarsi il più possibile alla verità.

La manipolazione su carta consiste per prima cosa nel menabò, cioè nella disposizione di pezzi titoli e foto nella pagina: da qui si sceglie a quale notizie dare maggior rilievo e quali lasciare in ombra, omettendo anche intere frasi di dichiarazioni per traviarne il senso. Ma l’informazione pilotata costituisce spesso un binomio con il potere: e i giornalisti più a rischi sono quelli che scelgono di sottrarsi da questo binomio, seguendo media indipendenti, che sfuggono al controllo delle grandi famiglie editoriali. Sono questi i casi di Mauro De Mauro, Antonio Russo, Ilaria Alpi: martini della libera informazione che hanno pagato con la vita il troppo amore per la loro professione. Si dice che la prima vittima di guerra sia la verità, ma la vera guerra non è solo quella con le bombe e i carri armati: quella contro la Mafia, per esempio, è una guerra ancora aperta.

                                                                                                                      Selene Rossi

I MARTIRI DELL'INFORMAZIONE: quanto costa oggi la libertà di stampa? by Marco

<< Osservano, intuiscono, sentono che c’è qualcosa, e allora si fissano, indagano, chiedono, non mollano non ci dormono la notte>>, così Carlo Lucarelli, il noto giornalista di Rai3, scrive in un capitolo dedicato a Beppe Alfano di quei suoi colleghi più scomodi, quelli che quando trovano qualcosa<<la scrivono, la dicono, costi quel che costi>>. Per molti il costo fu davvero alto. Oggi si parla di veri e propri martiri del giornalismo: Antonio Russo, Ilaria Alpi, Mauro De Mauro, per non citare i più noti. Uno dei casi fra i più recenti e discussi è quello di Ilaria Alpi, inviata del TG3 in Somalia, uccisa a Mogadiscio nel 1994.

La giornalista seguiva la missione “Restore Hope”capitanata dagli U.S.A. per porre fine alla guerra fra fazioni che insaguinava la Somalia, ma era venuta a conoscenza di qualcosa di grosso. Non si sa se furono i malaffari che ruotavano attorno al sultano di Bosaso, o i traffici internazionali di rifiuti tossici e radioattivi. Quel che è certo è che Ilaria Alpi non rimase uccisa per caso: il pdre Giorgio Alpi, parlò di una vera e propria “esecuzione”già a due mesi alla morte di Ilaria.

Legata a questioni internazionali non ancora del tutto risolte è anche la morte di  Antonio Russo, inviato di Radio Radicale, ucciso in Cecenia 6 anni fa. Sul suo corpo non vi era alcun segno di violenza, ma l’autopsia ha rivelato tracce di di una vera e propria tortura cui Russo fu sottoposto prima della morte: le stesse autorità georgiane non tardarono a dichiarare quanto meno strane le circostanze del decesso e non esclusero una qualche pista politica. Russo infatti simpatizzava per i Ribelli ceceni ed aveva trasmesso materiale che gettava parecchie ombre sulle modalità di conduzione della guerra da parte dei Russi. Antonio Russo ucciso dei servizi segreti di Putin? Non si sa; qualche detective fantasioso parla addirittura di un intervista in cui una donna cecena si sarebbe dichiarata la vera madre di Putin, che invece è creduta morta.Quel che è cero è che la vocazione di russo si dimostro anche in altre occasioni: in Kosovo, ad esempio, dove fu l’unico giornalista occidentale rimasto nella citta assediata di Pristina, in Algeria, in Colombia, in Ucraina e a Sarajevo.<<The only thing that cosolos me is it was a death consistent with his life>> dichiarò la madre il giorno del funerale.

Ma il costo dell’informazione resta alto anche fuori dagli scenari bellici, soprattutto quando il giornalismo si addentrava nella politica, in questioni di un peso tale che non è più sufficente licenziare Biagi per metter tutto a tacere. E’questo il caso di Mauro De Mauro, cronista del giornale siciliano “l’Ora” e fratello del noto filologo, rapito sotto la sua casa di Palermo la sera del 16 Settembre 1970. Nostalgico fascista, De Mauro entrò in contatto con gli ambienti dei reduci di Salò, dove constato l’intreccio fra mafia e fascismo e la vocazione golpista di Cosa Nostra, che in quegli anni si andava legando al personaggio di Junio Valerio Borghese. De Mauro aveva da poco ricevuto un incarico dal regista Francesco Rosi, che in quegli anni era impegnato nella realizzazione di un film sul caso Mattei presidente dell’ENI scomparso in circostanze mai chiarite nelle quali sembra che abbia avuto un ruolo determinante anche la mafia. Era decisamente troppo: De Mauro fu rapito ed il suo corpo mai più ritrovato, l’unico imputato, Totò Riina, continuò sempre a dichiararsi estraneo alla vicenda dicendo di essere “stanco di fare il parafulmine di tutti i misteri di stato.”

Circostanze analoghe si ricollegano alla morte di Beppe Alfano, corrispondente locale di un quotidiano di Catania, “La Sicilia”. Alfano non fu un vero giornalista: non ebbe mai il tesserino di iscrizione all’albo ed era prof. di educazione tecnica in una scuola media di Catania. <<Mio padre era un cane sciolto>> commenta la figlia, Sonia Alfano <<era una via di mezzo fra un investigatore e un giornalista, e riusciva a concilare benissimo queste due particolarita; lui la notizia se la andava a cercare>>. E se la andava a cercare in posti veramente scomodi, come all’interno del M.S.I. , cui egli stesso era legato, o nei traffici mafiosi che a Messina non potevano continuare ad essere trascurati solo perchè meno evidenti. Sconcertante fu la consapevolezza con cui Alfano andò incontro alla morte:<<Mi fanno fuori enrto Dicembre>> era solito ripetere, preoccupato ma mai spaventato, e l’incontro con la morte lo fece l’8 Gennaio 1993, quando il suo corpo trivellato di proiettili fu ritrovato in una Renault rossa.

Ma cosa resta a un rover di questi martiri? Se non altro l’esempio e lo stimolo ad andare avanti: martirio deriva da una parola greca che significa testimonianza, proprio il fine ultimo del roverismo.  

                                                                                                  Marco Recchia